Sono in pochi a sapere che questa categoria è attualmente disciplinata da una legislazione che ne differenzia lo status giuridico in modo del tutto irragionevole e arbitrario. Se infatti una parte di essa, impegnata in servizio di trattamento ai detenuti tossicodipendenti è transitata con il ruolo sanitario al S.S.N. e sottoposta alle direttive del ministero della Salute, l’altra parte significativa degli psicologi penitenziari (stesse funzioni e medesime qualifiche, agite nel servizio di Osservazione e Trattamento rivolto al resto della popolazione detenuta) è invece rimasta, deprivata del riconoscimento del ruolo sanitario, al Ministero della Giustizia, come operatore dell’area educativa.

 

Questi professionisti, inoltre, già colpiti originariamente da una disciplina contrattuale discriminatoria (frutto di una convenzione atipica risalente al 1978, annualmente rinnovata) e da successivi interventi normativi di discutibile applicazione (si veda ad esempio il D.P.C.M. dell’1.04.2008, a giudizio non solo di chi scrive incompatibile con la vigente normativa europea), con l’approvazione della circolare D.A.P. n. 3465/6095, emessa nel 2013, hanno ricevuto un ultimo schiaffo: una vera e propria “bomba a orologeria”, pronta a esplodere nelle loro mani.

La misura in questione, infatti, messa in atto per evitare azioni giudiziarie proposte dagli psicologi dinanzi al Giudice del Lavoro, ha stabilito in quattro anni la durata massima dell’incarico di questi operatori senza prevedere alcuna forma – nemmeno la più elementare – di compensazione.

Cosa implica tutto questo? E’ piuttosto evidente. Nell’anno 2017, molti professionisti operativi nelle carceri, a “coronamento” di un percorso professionale flagellato da una cronica precarietà e da un rapporto di negata subordinazione, si vedranno imposta la cessazione definitiva e inappellabile del proprio incarico. Tale scelta, in spregio alla dignità e alla legittimità della professione, non colpirà solo la progettualità lavorativa delle nuove generazioni di professionisti desiderosi di esercitare in tale ambito ma, evidentemente, produrrà inefficienze e disservizi, privando le persone detenute della indispensabile continuità terapeutico-assistenziale.
 
In quanto rappresentante della comunità professionale e dei tanti colleghi che operano in un contesto peculiare e difficile come quello penitenziario, La CSE-FILAI sente l’obbligo di sollecitare l’assunzione di provvedimenti che restituiscano agli interessati, una volta per tutte, onorabilità, certezze occupazionali e riconoscimento economico. Innanzitutto, attraverso il blocco / superamento della circolare sopra menzionata. In secondo luogo, con la revisione del regime di precariato lavorativo, al fine di permettere anche agli psicologi penitenziari di giungere alla soglia dei 70 anni, nel pieno rispetto dei loro titoli e della maturata esperienza.
 
Credo che tale attenzione sia assolutamente dovuta a figure dotate di grande professionalità ed essenziali alla piena realizzazione di quegli obiettivi di recupero e riabilitazione che caratterizzano il nostro sistema penitenziario.
Per questi motivi la CSE-FILAI è stata, come sempre, l’unica Organizzazione Sindacale a farsi carico dei problemi di questa categoria professionale. Mettendo in campo, da mesi, le seguenti iniziative:

 

Nel maggio del 2016 è stata inviata una lettera a tutte le istituzioni ui potrete prendere visione cliccando sotto

psicpen 18_05_16 Comunicato CSE-FILAI del 20 Febbraio 2017

psicpen 18_05_27016 Prot.-n.-7024_2016 

Inoltre, in data 04/02/2017 una delegazione della CSE-FILAI è stata ricevuta dal Sottosegretario Ferri che ha assicurato il massimo impegno per risolvere l’annosa questione degli psicologi penitenziari. I dettagli potrete trovarli nel comunicato qui sotto:

psicpen 08_02_2017 Incontro con il Sottosegretario Ferri su tematica psicologi del DAP

Prossimamente la nostra Federazione dovrà avere un nuovo incontro con il Sottosegretario Ferri, noi naturalmente vi terremo informati. Gli Psicologi penitenziari non devono sentirsi più soli, perché avranno accanto, nella loro battaglia, la CSE-FILAI.

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